
Pochi eventi lasciano il segno in maniera indelebile nella vita di ognuno di noi, tanto che ci sembrano accaduti pochi istanti fa, talmente vivo è il loro ricordo. L’undici settembre, con il suo immenso impatto emotivo e mediatico, è forse l’esempio più eclatante, soprattutto per i giovani americani.
Ma io sono italiano, figlio di un siciliano, e nel 1992 avevo undici anni.
Ricordo benissimo l’attentato di Capaci.
Ricordo il caos dei giorni successivi, gli animi sovraeccitati, il grido di giustizia che si levava da tutta l’Italia.
Ricordo il pianto della moglie di Vito Schifani ai suoi funerali.
Ricordo il giorno della strage di Via d’Amelio: ero a pranzo dai miei zii, stavo giocando a ping-pong con mio cugino sulla veranda.
Ricordo le mani sul volto di tutti i miei parenti mentre guardavamo l’edizione straordinaria del telegiornale.
Ricordo il senso di impotenza e disperazione che provammo tutti.
Ricordo i rappresentanti delle istituzioni che rischiano di essere linciati dalla folla inferocita.
Ricordo i lenzuoli bianchi alle finestre.
Ricordo soprattutto chi ha combattuto in prima linea, chi si è esposto e continua a farlo, in toga, in divisa, in parlamento, e chi invece ha ostacolato e screditato questa lotta e ancora oggi occupa posti di potere ai più alti livelli delle istituzioni italiane infangando la memoria dei giusti.
Oggi, a 15 anni di distanza, ricordo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e ricordo la vergogna di uno Stato che non ha saputo proteggere i suoi uomini migliori.
Qui trovate stralci dello splendido documentario di Marco Turco “In un altro paese”, tratto dal libro di Alexander Stille “Excellent Cadavers”, andato in onda su RaiTre martedì sera.
Qui l’intero documentario in lingua originale.
Qui l’altrettanto bella e commovente puntata speciale di Blu Notte “La Mattanza”.
Qui ne parla Vanz. Qui Aretha.
Qui Rosalio riporta una lettera aperta di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo.
Guardate, commentate, scaricate, diffondete.