Qui non si è mai stati teneri nei confronti di Beppe Grillo e delle dosi di demagogia che spande a piene mani e con cui a volte annacqua battaglie sacrosante. Ma il coinvolgimento che riesce a creare e le energie che smuove sono un toccasana in un Paese che definire ingessato è una prognosi ottimistica. Nello specifico è facile trovare obiezioni ragionevoli ad ognuna delle 3 proposte di legge di iniziativa popolare: i condannati in via definitiva estinguono con il carcere il loro debito verso la società e l’interdizione dai pubblici uffici è prerogativa della magistratura, il limite di 2 legislature per le persone valide sarebbe un handicap, le preferenze alimentano la corruzione ed il clientelismo.
Tutto questo in un Paese normale. In Italia sono misure sacrosante, anzi sono solo un palliativo, perchè in un paese di furbi (ieri Cossiga al TG2, presentando il suo ultimo libro: “Il lato migliore degli italiani: la furbizia”) non si può dare un dito a chi s’è già preso il braccio e tutto il resto del corpo.
Per cui io sarei ancora più drastico: abolizione delle province, delle comunità montane, delle regioni a statuto speciale, taglio netto delle municipalizzate, dei posti nei loro consigli di amministrazione, del numero di parlamentari, del numero di consiglieri regionali e comunali, degli stipendi e dei benefit per ogni ordine e grado di carica politica, assoluto divieto di cumulare cariche pubbliche, fosse anche la presidenza della pro loco e la gestione della piscina comunale, un severissimo blind trust per le aziende e i pacchetti azionari di chiunque abbia un incarico politico, maggior severità nei controlli di spesa degli enti locali.
E’ solo populismo autolesionista, si danneggiano i servizi ai cittadini? Pazienza, avete tirato troppo la corda. Ne riparliamo con la prossima classe dirigente.
V-day, 8 settembre 2007, Italia.
