Apprezzo spesso l’ironia ed il cinismo di Camillo, e i suoi dialoghi surreali con Luca Sofri sono da antologia. Stavolta si è superato.

Il primo iPhone di Alcamo, TP
Allora: l’iPhone è molto meglio, e di gran lunga, delle aspettative (che non eraono basse). Avevo un solo dubbio: la tastiera. Il dubbio non c’è più, già dopo 10 minuti d’uso. Però c’è un però,enorme di cui nessuno mi pare finora abbia parlato. Il però è questo: scrivere in italiano, o in spagnolo o in qualsiasi lingua che non sia inglese, è impresa titanica. L’aiuto, infatti, è soltanto in inglese ed è fatto in modo che anche se sei un mago e non fai errori mentre digiti, l’aiuto ti costringe a farli perché la parola suggerita viene inserita nel testo premendo la barra dello spazio. Questo vuol dire che se scrivo correttamente la parola in italiano, il software suggerisce una parola in inglese e quando premo la barra dello spazio per passare alla parola successiva il software inserisce automaticamente la parola inglese al posto di quella corretta scritta da in italiano. Insomma servirebbe potersi scaricare i dizionari nelle altre lingue. Possibile che non ci abbiano pensato?

Solo un Caretto qualsiasi, incapace di distinguere un neocon da un hare krishna, non coglierebbe la velata allusione alla diffusa sindrome da gadget tecnologico, la presa in giro della geekness imperante nei blog italioti, il sagace sfottò verso Michele Serra che non comprerà l’Iphone nemmeno quando uscirà sul mercato italiano. In lingua italiana.