hornby 

Ho appena acquistato Una vita da lettore, ultimo libro di Nick Hornby, attirato dallo strillo in quarta di copertina:

I libri, ammettiamolo, sono meglio di qualunque altra cosa. Se organizzassimo un campionato di fantaboxe culturale, schierando sul ring i libri contro il meglio che qualunque altra forma d’arte abbia da offrire, sulla distanza delle quindici riprese… be’, i libri vincerebbero praticamente sempre.

Citazione da pagina 60. Cavolo, mi son detto, devo leggerlo assolutamente. Peccato che già a pagina 67 Nick corregga decisamente il tiro:

Il mese scorso proclamavo a gran voce che i libri sono meglio di tutto il resto: praticamente che ogni libro decente che prendi in mano batte qualunque altra cosa, qualsiasi film o quadro o brano musicale con cui ti venga voglia di confrontarlo. Insomma, come gran parte delle teorie proposte nella presente rubrica, è risultata un vero schifo. Questo mese ho letto quattro ottimi libri, eppure i miei picchi culturali delle ultime quattro settimane non sono stati letterari. Sono andato ad un paio di mostre meravigliose alla Royal Academy; […] ho visto Josè Antonio Reyes segnare il suo primo gol per l’Arsenal contro il Chelsea, una bomba da trenta metri proprio nel «sette»; e qualcuno mi ha mandato un superlativo bootleg di Springsteen, concerto con orchestra d’archi del ’75 al Main Point di Bryn Mawr, e una cover di «I Want You» e non so che altro. [...] Perciò la conclusione è: i libri non sono male, ma sono meno belli di altre cose, esempio i gol o i bootleg.

Pubblicità decisamente ingannevole… immagino che scrivere le quarte di copertina richieda una certa dose di cinismo. A fin di bene in questo caso, perchè il libro – una raccolta delle recensioni letterarie pubblicate dall’autore per il mensile The Believer - è veramente piacevole… Hornby ha uno stile leggero e spiritoso e parla dei libri letti e acquistati con autentica passione e sincerità. Mi ha fatto venir voglia di cercarne almeno un paio – e questo per una recensione è il massimo – e mi son trovato perfettamente d’accordo sul giudizio dato a Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon.

Arrivo perfino a perdonargli qualche gigioneria a la Baricco, forse perchè tra le righe non ho letto ma che ci parlo a fare io con voi… o forse la traduzione dall’inglese non lascia passare la spocchia.